Esplorare le stelle con i nostri bambini

bambini-guardano-stelleOsservare le stelle affascina i bambini e li fa riflettere sulla grandezza delle cose: ciò che sembra così lontano e piccolo è invece grande, e possiamo vederlo insieme in tutta sicurezza sentendolo perfino un pò “nostro”. Per questo, dopo qualche esperimento casalingo con cannocchiali e binocoli di recupero, con i miei bimbi abbiamo iniziato una nuova avventura.

L’importanza del disegno

bimbo-che-disegnaNel post “ogni cosa a suo tempo” abbiamo introdotto l’argomento del DISEGNO. Un bambino dovrebbe iniziare a “scarabocchiare” sin da quando è in grado di tenere in mano un pennarello (solitamente già a un anno e mezzo) e dovrebbe continuare a dedicare almeno un ora di disegno al giorno fino ai 14 anni.

A 3 anni, una volta raggiunto lo “SVILUPPO CORPOREO” inizierà a disegnare.. gli elementi che ci sono nel rapporto: gli occhi nel cerchio, altri disegneranno la bocca se hanno la mamma che parla molto, ecc.. Il bambino a 3 anni sente di essere “completo” (cerchio) e di avere il controllo di sè (gambe, braccia, occhi, bocca ecc…), quindi inizierà a disegnare le braccia che sono l’elemento in cui metterà la capacità di relazionarsi con gli altri.


Pronti via

Oggi dopo 2 settiMery Poppinsmane di inserimento si comincia a fare sul serio.  La mamma di Matteo ha preso servizio, e io anche con 6 ore di impegno non stop. Oramai Matteo a 2 settimane da quando ci siamo conosciuti non piange più disperatamente come i primi giorni, versa qualche lacrima e poi, come se niente fosse siamo solo io e lui, lui ed io, il bambino e la sua tata.


Il momento della verità

bimbo urlanteAvete accettato di lavorare per una famiglia, avete concordato di fare qualche giorno di “inserimento” per conoscere il bambino e instaurare un legame, e ora è giunto il momento di trovarvi faccia a faccia voi e il “vostro” diavoletto.

La notte prima avete dormito poco e male al pensiero di trovarvi sole con il marmocchio magari in preda ad una “crisi di mammite acuta” talmente profonda da non saper che fare.


Tata, una nuova professione

“Ciao Tata!” esclama rientrando a casa.

Questo è stato da sempre il vezzeggiativo con cui mio marito ha iniziato a chiamarmi e che usa tutt’ora… vi svelo un segreto: in realtà “tata” nasce dal diminutivo di “patata”, mai avrei pensato un giorno di diventare una vera TATA, cioè la persona che si prende cura dei bambini degli altri.

Così nasce la mia dedizione ai bambini: un giorno, stanca di fare la segretaria e di aspettare di avere un figlio, ho iniziato ad occuparmi di quelli degli altri, prima attraverso il volontariato, in seguito partecipando ad un vero corso per TATE QUALIFICATE progettato dal comune della mia città, che mi ha permesso di rilanciarmi sul mercato con una professione ancora un po’ sconosciuta e a mio avviso un po’ sottovalu-tata.

Oggi inizio una nuova avventura con un nuovo bambino, lo chiamerò Matteo: lui ha 16 mesi, è un bimbo solare, autonomo, intelligente. Abbiamo trascorso assieme qualche ora io lui e la sua mamma, lei è molto carina e molto mansueta, non perde mai le staffe con Matteo, non l’ho mai vista spazientita con lui, non lo sgrida mai, insomma una mamma come non se ne vedono molte, almeno con me presente.

Una nuova avventura quindi mi aspetta, riuscirò a far si che la mamma di Matteo si rechi a lavoro tranquilla che il suo bimbo è in buone mani?

Questa è un altra missione per super Tata Siria